A. Vivaldi: Gloria RV589
Come maestro di violino dell’Ospedale della Pietà di Venezia Antonio Vivaldi doveva soprattutto provvedere all’istruzione musicale delle orfanelle. Quando nel 1713 il posto di maestro del coro si rese temporaneamente vacante, Vivaldi deve aver fornito anche un numero crescente di composizioni sacre.
Fino al secondo decennio del nostro secolo si conoscevano solamente pochissime di queste musiche, poiché la maggior parte delle opere sacre sopravvissute è diventata accessibile solamente in tempi recenti grazie alle raccolte torinesi Foà e Renzo Giordano. Nondimeno si deve ritenere che solamente una parte minima dell’opera complessiva sia giunta fino a noi.
Il "Gloria" della messa ad esempio è stato messo in musica da Vivaldi per lo meno tre volte, una di queste composizioni si trova indicata nelle succitate raccolte, ma purtroppo è andata dispersa. Diversamente dal Gloria RV 588, anch’esso in Re maggiore, il Gloria RV 589 fu composto intorno al 1713 e divenne ben presto assai celebre. Per motivi di stile si deve supporre che questo Gloria sia stato composto successivamente a quello RV 588.
Dei dodici movimenti solamente tre sono scritti in forma solistica ("Laudamus te" come duetto e "Domine Deus" e "Qui sedes" come arie solistiche); in essi le parti vocali e strumentali sono almeno parzialmente connesse fra loro dal punto di vista tematico. Nei movimenti per coro spesso Vivaldi preferisce invece condurre le varie voci autonomamente.
Già il primo movimento , "Gloria in Excelsis", con le sue ottave introduttive, mostra una caratteristica specifica di Vivaldi, il fatto cioè di riuscire quasi sempre a sviluppare una energia peculiare da motivi assai semplici, a volte persino banali, che fa dimenticare ben presto il materiale tematico.
Il secondo movimento, "Et in terra pax", colpisce per le sue arditezze armoniche, con le quali Vivaldi fa rotta verso nuove tonalità. Dopo aver ripreso nel "Qui sedes" il secondo motivo del primo movimento, Vivaldi riproduce nel "Quoniam tu solus Sanctus" (movimento 11) una ripresa accorciata del primo movimento , in modo tale che i tre movimenti risultano tematicamente connessi fra loro.
Per il finale Vivaldi si è servito eccezionalmente di una composizione di un altro compositore: il modello per la sua rielaborazione è il movimento finale di un Gloria di Giovanni Maria Ruggeri, la cui partitura risale al 1708. Il medesimo movimento era stato impiegato da Vivaldi anche per il suo secondo Gloria che è giunto sino a noi.

Movimenti:
I. Gloria in excelsis Deo, allegro (Coro)
II. Et in terra pax hominibus, andante (Coro)
III. Laudamus te, allegro (Soprani I e II)
IV. Gratias agimus tibi, adagio (Coro)
V. Propter magnam gloriam, allegro (Coro)
VI. Domine Deus, largo (Soprano)
VII. Domine Fili Unigenite, allegro (Coro)
VIII. Domine Deus, Agnus Dei, adagio (Contralto e Coro)
IX. Qui tollis peccata mundi, adagio (Coro)
X. Qui sedes ad dextram Patris, allegro (Contralto)
XI. Quoniam tu solus Sanctus, allegro (Coro)
XII. Cum Sancto Spiritu, allegro (Coro)

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