G.B. Pergolesi: Stabat Mater
Quando si parla di Stabat Mater oggi si pensa in primo luogo alla composizione di Giovanni Battista Pergolesi (1710 – 1736, sebbene la sequenza latina "Stabat Mater dolorosa" sia stata messa in musica anche da numerosi atri compositori. Dal punto di vista della sua fortuna questa composizione costituisce in effetti un’eccezione. Se infatti all’inizio contribuì probabilmente alla sua fama repentina la leggenda (tuttavia incerta) secondo la quale Pergolesi avrebbe terminato di scrivere questa composizione pochi giorni prima della sua precoce morte, in seguito soprattutto alla profonda attenzione con cui l’opera fu accolta, in particolare nell’Europa settentrionale, e le quasi contemporanee violente discussioni circa pregi e difetti dello Stabat Mater agirono da diffusori e da cassa di risonanza. Poche composizioni hanno conosciuto tante rielaborazioni quanto questa. Si pensi ad esempio alla trasformazione del mottetto Tilge, Höchster, meine Sünden ("Cancella, o Altissimo, i miei peccati") di Johann Sebastian Bach, che può essere preso come indizio di quanto rapidamente la composizione si sia diffusa in Germania. In Inghilterra nel 1764 fu pubblicata una rielaborazione con testo in inglese. Giovanni Paisiello scrisse una versione per orchestra da camera e coro maschile a quattro voci, che tuttavia non incontrò sempre il favore dei suoi contemporanei; Johann Adam Hiller rinforzò l’orchestra aggiungendo oboi e flauti, ampliò l’apparato vocale fino a quattro voci e adattò alla composizione un testo poetico scritto appositamente dal poeta Klopslock.
A Vienna Salieri si cimentò con una nuova versione; ancora nel 1833 a San Pietroburgo fu eseguito un nuovo arrangiamento per coro a quattro voci e orchestra, ad opera di Alexeij Fjodorovic Lvov. Questi sono solamente alcuni esempi di rielaborazione, che attestano soprattutto il grande favore di cui godé lo Stabat Mater di Pergolesi; allo stesso tempo gli autori delle rielaborazioni hanno mosso delle critiche a Pergolesi, poiché infatti tra gli intenti dei loro lavori vi era anche quello di rimediare ad alcuni difetti dell’originale e di rafforzare la sua orchestrazione debole ed assai scarna con l’aggiunta di altri strumenti. Il fatto che Pergolesi probabilmente abbia dovuto rispettare delle indicazioni per la sua composizione interessava poco ai suoi imitatori.
A quanto pare Pergolesi aveva ricevuto l’incarico di scrivere un nuovo Stabat Mater grazie alla mediazione del suo datore di lavoro , Marzio IV Carafa duca di Maddaloni, della Arciconfraternita dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di Napoli: l’opera doveva sostituire quella di Alessandro Scarlatti, che da oltre vent’anni veniva eseguita ogni anno il venerdì santo. Per venire incontro presumibilmente ai desideri dei suoi committenti, Pergolesi riprese l’organico di Scarlatti, basato su solamente due voci soliste, orchestra d’archi e basso continuo, oltre all’alternanza di duetti ed arie solistiche. A differenza di Scarlatti Pergolesi ha però evitato i recitativi, impiegando prevalentemente la forma bipartita dell’aria da chiesa. Dal punto di vista armonico entrava ora in azione una nuova semplicità, che era in grado diesprimere di gran lunga più soggettivamente l’atmosfera religiosa di fondo.
Il carattere delle arie risulta non dall’interpretazione di singole parole, ma la contrario dall’atmosfera complessiva del pezzo, laddove elemento operistici si sono infiltrati senza giunture nella composizione sacra. Naturalmente è stato proprio questo punto a dar adito alle critiche: ad esempio l’autorevole Padre martini rimproverò a Pergolesi il fatto che molti passaggi "sarebbero assai più consoni ad un’opera buffa che ad una lamentazione". Sulla scia di tale critica alcuni teorici si affrettarono allora a criticare le progressioni  armoniche altrettanto poco ortodosse, la condotta del basso a volte inusuale e la poca vivacità dei colori, risultante dalla limitazione al solo accompagnamento degli archi. Proprio attorno a questi punti si sono quindi messi a lavorare gli autori dei rifacimenti, con risultati più o meno efficaci, ma alla fine a fare le spese dei loro tentativi di correzione sono state proprio le semplicità dell’espressione musicale e la naturalezza dell’intreccio delle parti.
Oggi si è ritornati nuovamente su un’altra posizione, corrispondente in sostanza all’opinione espressa dallo scrittore di musica Johann Friedrich Reichardt:" Non è allora possibile che una musica sia veramente così malvagia ..., se continua a fare il suo effetto e riesce ancora ad affermare il proprio valore e la sua forza di persuasione". I difetti compositivi che si percepirebbero nello Stabat Mater non intaccano evidentemente l’efficacia della composizione. Il giudizio finale di Hiller, che è assolutamente critico nei confronti dei difetti compositivi dell’opera, continua ad essere completamente giustificato: "Non conosco nessun’altra musica che, come quella di Pergolesi, susciti in me dall’inizio alla fine una tale commozione, e non si sarebbe degni della propria umanità se al suo ascolto si restasse freddi e insensibili".

Movimenti:
01. Stabat Mater dolorosa (duetto);
02. Cuius animam gementem (soprano);
03. O quam tristis et afflicta (duetto);
04. Quae morebat et dolebat (contralto);
05. Quis est homo, qui non fleret (duetto);
06. Vidit suum dulcem natum (soprano);
07. Eja Mater, fons amoris (contralto);
08. Fac, ut ardeat cor meum (duetto);
09. Sancta Mater, istud agas (duetto);
10. Fac, ut portem Christi mortem (contralto);
11. Inflammatus et accensus (duetto);
12. Quando corpus morietur (duetto).

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