W.A. Mozart: Requiem, KV 626
Tanti capolavori artistici rimangono avvolti in un’aura di mistero, ma non ce n’è nessuno che abbia offerto tanti spunti alla creazione di leggende come il Requiem di Mozart. I dati esteriori della sua genesi sono scarsi: all’inizio dell’estate 1791 Mozart riceve da un anonimo visitatore l’incarico di scrivere un Requiem.
Ne inizia la composizione, ma può continuarla solo diversi mesi più tardi, dopo la “Clemenza di Tito” e dopo il completamento del “Flauto magico”. Quando Mozart ritorna da Praga, il suo stato di salute peggiora. Quando infine può dedicarsi interamente al Requiem la sua malattia si aggrava. Bloccato a letto, continua a comporre con le sue ultime energie. Il 4 dicembre rivede insieme con alcuni cantanti suoi amici le parti già compiute del Requiem. La notte successiva Mozart muore e il suo Requiem rimane un frammento.
Questi pochi dati certi hanno offerto spunti a interpretazioni oscure: lo spettrale “messaggero grigio” si adeguava bene alle voci che Mozart non fosse deceduto di morte naturale, ma avvelenato un’ipotesi che è stata sempre discussa in seguito, fino ai giorni nostri. Inoltre la fatale connessione tra la composizione del Requiem e la scomparsa di Mozart sembrò conferire a questa storia anche una dimensione mistica. Fu il conte Franz von Walsegg Stuppach, un grande appassionato di musica, che aveva la singolare abitudine di ordinare composizioni a musicisti stimati e di farle poi passare come opere proprie, a dare l’incarico della stesura del Requiem a Mozart, dietro compenso di 50 ducati.
Quando Mozart morì, lasciando la composizione incompleta, la sua vedova temette di dovere riconsegnare la somma già pagata. Mantenendo la massima discrezione, si affrettò a far completare la partitura in modo da poter consegnare un’opera compiuta. E si rivolse ad alcuni musicisti suoi amici.
Johannes Brahms, che aveva curato la pubblicazione del Requiem nell’ambito della vecchia edizione dell’opera omnia mozartiana, aveva ancora lamentato che "questa reliquia era stata sfigurata da tentativi assai fiacchi e maldestri, ad opera di una o due persone, di completare la partitura"; i moderni studi mozartiani hanno finalmente dato risposta alla questione: sono di Mozart l’introito Requiem æternam e il Kyrie, le singole sezioni della Sequenza Dies iræ fino al Lacrimosa, l’ultimo brano a cui lavorò Mozart, infatti il manoscritto si interrompe dopo le parole "Judicandus homo reus" batt. 8 e quindi l’offertorio Domine Jesu Christe con lo Hostias et preces. Nella sequenza, Joseph Eybler effettuò alcune aggiunte con grande attenzione, ma rinunciò ben presto ad un ulteriore completamento del requiem. Fu l’allievo di Mozart Franz Xavier Süssmayr a completare la strumentazione della Sequenza e dell’offertorio, e a comporre inoltre le parti restanti, e cioè il Sanctus , Benedictus, Agnus Dei e Communio. Non è possibile sapere se e in quale misura Süssmayr abbia seguito eventuali indicazioni verbali oppure abbozzi di Mozart; appare ovvio che le soluzioni scelte da Süssmayr non potessero che risultare di molto inferiori alle intenzioni di Mozart, ad esempio Süssmayr pose fine al Lacrimosa, alla parola "Amen", due semplici accordi, dove Mozart aveva previsto una fuga di ampie proporzioni, come sta ad indicare l’unico foglio di schizzi rimasto. La speranza di Süssmayr era di "aver quanto meno compiuto un lavoro tale, che gli intenditori potessero scorgervi qua e là alcune tracce degli indimenticabili insegnamenti di Mozart".
Per quanto l’origine del frammento mozartiano del Requiem siano ancora circondate da un alone di leggenda, il mistero vero e proprio di questa composizione risiede nella musica stessa. Da una parte questa costituisce una sintesi di più antiche tradizioni di musica sacra, ad esempio nell’impiego della fuga, del canone e di altre tecniche contrappuntistiche (cfr. il simultaneo doppio canone in Rex tremendae, batt. 7 e sgg.), o anche in figure d’accompagnamento tipicamente barocche (ad esempio la fuga Quam olim nell’Offertorio). Il tema del Requiem æternam e quello del Kyrie riprendono moduli melodici tradizionali. Elementi tipi-camente operistici sono quelli rinforzati in modo eccezionale delle figure con i fraseggi di discendenza napoletana, detti "a sospiro", presenti nel Lacrimosa. Questi istanti che riassumono tutta la tradizione storica musicale, sono affiancati a nuovi, che annunciano il linguaggio musicale proprio del XIX secolo. Per quanto sia straordinario evidenziare e osservare uno per uno questi istanti, solo nella loro fusione si avverte il segreto della illuminata perfezione di Mozart.

Movimenti:
I INTROITUS, Requiem
II KYRIE
III SEQUENTIA
1. Dies irae, 2. Tuba mirum, 3. Rex tremendae, 4. Recordare, 5. Confutatis, 6. Lacrimosa
IV OFFERTORIUM
1. Domine Jesu, 2. Hostias
V SANCTUS
VI BENEDICTUS
VII AGNUS DEI
VIII COMMUNIO, Lux aeterna

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