Il Corsaro
Autore: Giuseppe VerdiCORRADO, Tenore
Libretto: Francesco Maria PiaveMEDORA, Soprano
Fonte: The Corsair, George ByronSEID, Baritono
Atti: TreGIOVANNI, Basso
Prima: 25 ottobre 1848GULNARA, Soprano
Teatro: Grande, TriesteSELIMO, Basso
EONUCO, Tenore
UNO SCHIAVO, Tenore
Corsari, guardie, turchi, schiavi, ancelle di Medora, odalische
Trama
Atto I:
Su un'isola del Mar Egeo una ciurma di corsari canta le lodi della propria vita gioiosa. Il capitano Corrado li osserva con consenso. Il suo aiutante Giovanni gli recapita una lettera che è stata sottratta a una spia greca. Corrado la legge e ordina ai suoi uomini di tenersi pronti a salpare immediatamente. Al suo grido di vendetta contro i musulmani rispondono tutti i suoi seguaci.
Medora, fidanzata di Corrado, è sola nelle sue stanze, attendendo l'amato. Ella suona l'arpa e canta i suoi cupi presagi di sventura. Sopraggiunge Corrado, ma soltanto per dirle che dovrà lasciarla per qualche giorno. In ansia per la sicurezza del suo amato, gli chiede perché la lasci sempre sola. Corrado fa del suo meglio per tranquillizzarla; ma a quella rimane l'angoscia e la certezza di non rivederlo mai più. Un colpo di cannone pone fine ai loro teneri addii.

Atto II:
Gulnara, la favorita del Pascià Seid, è circondata dalle sue odalische che cantano le sue lodi. Ma Gulnara è infelice perché odia il suo padrone e anela alla libertà. Un eunuco le porta l'invito di Seid a partecipare alla festa che si terrà quella sera. Gulnara accetta, ma vuole che le sue ancelle la accompagnino; esprime la speranza che la sua schiavitù termini. Intanto la flotta turca è radunata nel porto di Corone, pronta a dar battaglia ai corsari; il Pascià Seid e i suoi seguaci celebrano la partenza della spedizione con una notte di festeggiamenti.
Uno schiavo introduce un derviscio appena liberato dalle grinfie dei corsari. Seid lo incalza con domande sulle manovre dei nemici ma il derviscio non sa rispondere. Imprigionato, non poteva né vedere né sentire nulla. Mentre parlano, un accecante bagliore attira la loro attenzione: è la flotta turca che brucia. Il derviscio si mostra nelle sue vere sembianze: è Corrado! I soldati turchi fuggono inseguiti dai corsari. Le fiamme hanno raggiunto l'harem, dal quale arrivano implorazioni d'aiuto.
Con generosità, Corrado comanda ai suoi di aiutare le donne; ma il ritardo dà il tempo ai turchi di riorganizzarsi e di catturare Corrado e la maggior parte dei corsari. Selim li fa imprigionare e assicura Seid che anche gli altri saranno catturati. Ma a Seid basta aver preso il capo; infine lo minaccia di torture d'ogni sorta, tuttavia Corrado non si lascia intimidire e gli grida in faccia la sua sfida, mentre Gulnara e le donne invocano pietà.

Atto III:
Seid, solo in una stanza della fortezza, riflette sulla sua vittoria. Non ha scordato che Gulnara lo ha implorato per salvare Corrado e questo pensi ero lo riempie di gelosia. Cento fanciulle vorrebbero amarlo ma l'unica che gli interessa potrebbe essere innamorata del suo peggior nemico. Guai a lei se così fosse; ma come scoprirlo? Chiama Selim e gli ordina di mandargli Gulnara e di giustiziare Corrado il giorno dopo, tra terribili sofferenze. Giunge Gulnara, che si congratula con lui per la sua brillante vittoria, ma propone di tenere Corrado prigioniero anziché ucciderlo; si potrebbe chiedere un riscatto tale da soddisfare l'avidità più sconfinata.
Seid non vorrebbe rinunciare alla sua vendetta per tutto l’oro del mondo e non si lascia raggirare da Gulnara. Intuendo che ella è innamorata di Corrado, la minaccia della più ignobile schiavitù e umiliazione, e si allontana furente. A sua volta, Gulnara decide di vendicarsi. Corrado è in catene, nella prigione della fortezza, indifferente davanti alla prospettiva della tortura e della morte, preoccupato che la notizia della sua fine possa uccidere Medora. Si addormenta, ma viene svegliato dall’arrivo di Gulnara. Lei è una delle donne che lui ha salvato dall’incendio e vorrebbe ricambiare il suo gesto facendolo evadere. Corrado rifiuta di fuggire. Davanti a tale decisione, Gulnara prende una risolutiva decisione e corre via, non prima di aver mostrato a Corrado il pugnale che ha con sé. Corrado rimane nuovamente solo, mentre fuori si scatena una violenta tempesta. La tempesta termina mentre Gulnara ritorna da lui, pallida e tremante: ha pugnalato il Pascià Seid. Corrado lascia ogni esitazione e accetta di fuggire con lei per sottrarla al castigo che l’aspetta. Sull’isola dei corsari, Medora, in compagnia delle sue ancelle che tentano inutilmente di confortarla, attende senza speranza il ritorno di Corrado. Con loro ci sono anche i corsari fuggiti da Corone. Improvvisamente, all’orizzonte, si vede una nave: è quella che riconduce Corrado con Gulnara. Ma è ormai troppo tardi.
Medora, sicura che Corrado sia morto, si è avvelenata e le forze cominciano a mancarle. Corrado le riferisce della sua avventura; ella sussurra la propria gratitudine a Gulnara mentre spira fra le braccia dell'amato. Corrado, sconvolto, si getta in mare da uno scoglio.

Brani celebri:
Atto I:
Non so le tetre immagini, Medora.

Atto II:
Vola talor dal carcere, Gulnara.

Atto III:
Il fiero corsaro è mio prigione!, Seid;
Eccomi prigioniero!, Corrado;
Oh mio Corrado appressati, Medora e terzetto finale.

versione stampabile >