Don Carlo
Autore: Giuseppe VerdiFILIPPO II, Basso
Libretto: Joseph Méry e Camille du LocleELISABETTA DI VALOIS, Mezzosoprano
Fonte: Don Carlo, Friedrich SchillerDON CARLO, Tenore
Atti: CinqueRODRIGO, Baritono
Prima: 11 marzo 1867EBOLI, Mezzosoprano
Teatro: Opéra, ParigiIL GRANDE INQUISITORE, Basso
TEBALDO, Soprano
CONTE DI LERMA, Tenore
UN FRATE, Basso
ARALDO REALE, Tenore
SEI DEPUTATI FIAMMINGHI, Bassi
SEI INQUISITORI, Bassi
Signori e dame delle corti di Francia e Spagna, boscaioli, popolo, paggi, guardie di Enrico II e di Filippo II, frati, soldati
Trama
Ambientazione: Francia e Spagna anno 1568.
Atto I:
Foresta di Fontainebleau, Francia, d'inverno. Elisabetta di Valois, figlia di Enrico II, attraversa la scena col paggio Tebaldo e il suo seguito gettando monete ad alcuni boscaioli che si trovano nei paraggi.
Don Carlo, è giunto segretamente in Francia per conoscere Elisabetta, sua promessa sposa: la loro unione sancirà la pace tra Francia e Spagna, dopo decenni di lotte. Carlo si trova nella foresta, osserva Elisabetta senza essere visto e se ne innamora. Elisabetta ricompare, ha perduto la strada per tornare al castello, Carlo finge di essere un componente della delegazione del conte di Lerma, ambasciatore spagnolo in Francia. Quando Tebaldo li lascia soli per cercare la strada del ritorno, Carlo dice a Elisabetta che le mostrerà il ritrAtto del futuro sposo: Elisabetta alla vista del ritrAtto capisce chi ha di fronte, e Carlo le rivela i suoi sentimenti, che lei ricambia. Dopo che un colpo di cannone ha annunciato la pace tra Spagna e Francia, il paggio Tebaldo ritorna riferendo a Elisabetta che le è stato chiesto di concedere la propria mano non a Carlo, ma al padre di lui, Filippo II. Arriva anche Lerma, che conferma la decisione di Enrico, richiedendo una risposta da Elisabetta. Elisabetta, pur amando Carlo, si sente tenuta ad accettare, per consolidare la pace. Elisabetta e il corteo partono, e Carlo rimane solo e disperato.

Atto II, parte I:
Chiostro del convento di San Giusto, Spagna. I frati commemorano l'imperatore Carlo V, recentemente scomparso, la cui tomba si trova nel convento; un frate invoca per lui la pace eterna chiedendo che gli venga perdonato il suo immenso orgoglio. Compare Carlo angosciato perché la donna che ama è divenuta la sua matrigna. Il frate, in cui Carlo crede di riconoscere la fattezze del nonno, si è fermato ad ascoltarne le parole, e lo avverte che solo in cielo potrà trovare pace. Arriva al convento Rodrigo, intimo amico di Carlo, che, appresa da questi la sua disperata situazione, gli chiede di farsi inviare da Filippo nelle Fiandre, per difendere la popolazione fiamminga oppressa dal duro regime imposto da Filippo. Rodrigo e Carlo si rinnovano la promessa di eterna amicizia. Poco dopo arriva Filippo, accompagnato da Elisabetta, e alla loro vista si riaccende la disperazione di Carlo.

Parte II:
Un luogo gioioso alle porte del chiostro di San Giusto. La principessa Eboli è in compagnia di Tebaldo e delle dame della regina, e canta la canzone del velo, che narra di un re moro che corteggia una bellezza velata che poi si rivela essere sua moglie. Arrivano anche Elisabetta e Rodrigo. Quest'ultimo, col pretesto di darle una lettera proveniente dalla Francia, riesce a consegnare a Elisabetta un messaggio di Carlo, che la regina legge turbata. Rodrigo implora Elisabetta di accettare un incontro con Carlo.
Rodrigo ed Eboli si allontanano chiacchierando. Quando Carlo arriva può restare solo con Elisabetta, e le chiede di perorare la sua causa presso Filippo affinché gli conceda di andare nelle Fiandre. Elisabetta accetta, ma Carlo non sa dominare i propri sentimenti e le rinnova le proprie dichiarazioni d'amore, poi fugge disperato. Arriva Filippo, che si infuria quando vede che Elisabetta è stata lasciata sola e caccia la sua dama di compagnia, contessa di Aremberg, ordinandole di tornare in Francia; Elisabetta saluta tristemente la donna. Filippo resta solo con Rodrigo che lo implora di concedere la libertà alle Fiandre. Filippo non lo ascolta ma lo mette in guardia dal Grande Inquisitore, per il quale le idee di Rodrigo costituiscono una grave colpa.
Filippo cerca di farsi Rodrigo alleato, rivelandogli il sospetto che Carlo stia cercando di sottrargli Elisabetta e pregandolo di sorvegliarli.

Atto III, parte I:
I giardini della Regina a Madrid. Si sta svolgendo la festa della regina, ma Elisabetta non si sente di partecipare e sceglie di ritirarsi in preghiera, come Filippo, che il giorno seguente sarà proclamato re. Per fare in modo che la sua assenza non venga notata, Elisabetta cambia il proprio mantello e la maschera con quelli di Eboli. Si svolge poi il ballo della Peregrina, in una grotta di madreperla, in cui si fantastica che le perle ll’oceano si svestano delle loro bellezze per fonderle nella Peregrina, il più bel gioiello della corona di Spagna, rappresentato dalla Regina, che appare alla fine del ballo su un carro sfolgorante. Finito il ballo, a mezzanotte Carlo arriva nei giardini. Ha ricevuto un biglietto con l'invito ad un appuntamento, e si presenta credendo che lo stesso arrivi da Elisabetta, mentre in realtà è di Eboli, erroneamente convinta che Carlo sia innamorato di lei. Arriva anche Eboli, mascherata, e si rende conto che Carlo pensa di trovarsi di fronte alla regina di cui è innamorato. Eboli prima di essere riconosciuta rivela a Carlo di avere sentito Rodrigo e il re parlare di lui in modo ostile, poi arriva lo stesso Rodrigo. Eboli minaccia di rovinarli. Rodrigo vuole pugnalarla ma viene fermato da Carlo; Eboli esce furente. Rodrigo chiede a Carlo di affidargli eventuali documenti compromettenti; Carlo, che per qualche istante aveva dubitato della fedeltà dell'amico, si ricrede e accetta.

Parte II:
Una grande piazza davanti alla cattedrale di Nostra Signora d’Atocha a Valladolid. Nella piazza si solleva una catasta sulla quale saranno messi al rogo i condannati del Santo Uffizio. Il popolo festeggia, mentre diversi frati attraversano la scena conducendo i condannati0. Segue il corteo reale, e per ultimo il re, che si rivolge al popolo ricordando di avere messo la corona giurando di dare la morte ai ribelli. Arriva Carlo, portando con sé sei deputati fiamminghi, che si chinano e implorano da Filippo la pace per il loro paese. Carlo chiede inutilmente a Filippo di diventare il reggente del Brabante e delle Fiandre. I popolani e i cortigiani appoggiano le ragioni dei fiamminghi, ma Filippo, spalleggiato dai frati, ordina che i deputati siano allontanati. Carlo perde il controllo e sfodera la spada minacciando il re, che chiede aiuto, ma i Grandi di Spagna arretrano davanti a Carlo. Interviene Rodrigo, che convince Carlo a riporre la spada. Il re, riconoscente, promuove Rodrigo a duca. Tutti si incamminano per assistere all'auto-da-fè, mentre dal cielo scende una voce a consolare i condannati.

Atto IV, parte I:
Il gabinetto del re a Madrid. L'alba.
Filippo, come meravigliato, medita sul fAtto che Elisabetta non lo ha mai amato, e pensa che solo nella tomba che lo accoglierà all'Escorial potrà ritrovare la pace.
Il conte di Lerma annuncia il Grande Inquisitore, cieco e novantenne: Filippo gli dice che vuole mettere a morte Carlo, colpevole di tradimento, e gli chiede sostenere questa decisione. Il Grande Inquisitore lo appoggia, ricordando che anche Dio ha fAtto morire suo figlio per riscattare l'umanità. Il Grande Inquisitore chiede la morte anche di Rodrigo per le sue idee che mettono in pericolo il potere della Chiesa. Filippo tenta invano di opporsi. Partito l'Inquisitore, entra Elisabetta, a cui è stato rubato uno scrigno che conteneva oggetti preziosi. Filippo, con espressione tremenda, accusandola di averlo tradito, estrae lo scrigno da un cassetto e mostra a Elisabetta il contenuto: esso contiene un ritrAtto di Carlo. Elisabetta proclama la propria innocenza, poi, minacciata da Filippo, sviene. Filippo chiede aiuto e accorrono Eboli e Rodrigo. Il re capisce di avere ingiustamente offeso sua moglie; Rodrigo si rende conto che la situazione sta precipitando ed è disposto a sacrificarsi per assicurare un avvenire migliore alla Spagna. Elisabetta rinviene. Quando i due uomini escono, Eboli ammette di essere stata lei a rubare lo scrigno e consegnarlo a Filippo, accecata dalla rabbia per l'amore per Carlo non corrisposto. Elisabetta la castiga comandandole di scegliere tra l'esilio e la vita in convento. Eboli, rimasta sola, maledice la bellezza che il cielo le ha dato, che la rende orgogliosa, superba e folle, poi decide che sceglierà il convento, ma prima cercherà di salvare Carlo.

Parte II:
La prigione di Carlo, in un oscuro sotterraneo. Carlo, accusato di essere sobillatore delle Fiandre, è stato imprigionato. Arriva Rodrigo, accompagnato da alcuni ufficiali che si allontanano subito. Rodrigo spiega a Carlo di essere riuscito a salvarlo: ha fAtto trovare su di sé i documenti compromettenti che Carlo gli aveva consegnato, attirando su se stesso le accuse rivolte all'amico; per questo Rodrigo sa che presto dovrà morire. Arrivano due uomini, uno indossa gli abiti del Sant’Uffizio; indicano Carlo e Rodrigo, e subito dopo uno di loro spara a Rodrigo con un archibugio, ferendolo mortalmente. Rodrigo fa in tempo a dire a Carlo che Elisabetta lo attende il giorno seguente a San Giusto, poi muore. Carlo si getta disperato sul suo corpo. Arriva Filippo, per rendere al figlio la libertà. Carlo lo respinge accusandolo di essere colpevole della morte di Rodrigo, di cui mostra il cadavere. Filippo, commosso, si scopre il capo. Arriva il conte di Lerma, comunicando una rivolta popolare per la liberazione di Carlo. Eboli, accorsa mascherata, riesce a liberare Carlo, che il popolo trascina fuori. Filippo affronta i ribelli, che non sembrano aver paura. Soltanto l'intervento del Grande Inquisitore, alla cui autorità la popolazione non osa opporsi, mette fine alla sommossa.

Atto V:
Il chiostro del convento di San Giusto come nell’Atto II. Notte. Chiaro di luna. Elisabetta entra, s’inginocchia davanti alla tomba di Carlo V, prega l'anima del vecchio imperatore di intercedere per lei presso Dio e ricorda tristemente le illusioni giovanili dei tempi di Fontainebleau. Arriva Carlo, per un ultimo saluto a Elisabetta prima di separarsi per sempre. Elisabetta spinge Carlo ad andare nelle Fiandre a far vivere gli ideali di Rodrigo, poi gli chiede di dimenticare ciò che c'è stato tra loro. Mentre si stanno salutando augurandosi di rivedersi in cielo, vengono sorpresi da Filippo e dal Grande Inquisitore. Il re dichiara che ci deve essere un doppio sacrificio (la morte di Elisabetta e Carlo): dichiara che farà il proprio dovere e chiede che l'Inquisizione faccia altrettanto. Filippo e il Grande Inquisitore, spietati, accusano Carlo di tradimento, e quest'ultimo indietreggia verso la tomba di Carlo V.
Si apre il cancello della tomba e appare il frate del secondo Atto, in cui tutti identificano l'Imperatore. Il frate copre Carlo, spaventato, col proprio mantello, e lo trascina con sé, ripetendo che solo in cielo si può trovare pace. Dalla cappella i monaci pregano per l'anima dell'Imperatore, chiedendo a Dio di mettere da parte la sua rabbia.

Brani Famosi:

Atto I:
Fointanableu! Foresta immensa aria di Carlos

Atto II:
Nei giardin del bello saracin ostello canzone "del velo" di Eboli
Io vengo a domandar grazia duetto di Carlos ed Elisabetta
Non pianger mia compagna aria di Elisabetta
Restate! Presso la mia persona, duetto tra Filippo e Rodrigo

Atto III:
Trema per te, falso figliuolo, terzetto tra Eboli, Carlos e Rodrigo
Spuntato ecco il dì d'esultanza corteo reale

Atto IV:
Ella giammai m'amò aria di Filippo
Son io dinnanzi al re? duetto tra Filippo e il Grande inquisitore
Oh don fatale aria di Eboli
O Carlo, ascolta aria di Rodrigo

Atto V:
Tu che le vanità aria di Elisabetta
Ma lassù ci rivedremo duetto tra Carlos ed Elisabetta

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