Puccini Giacomo
(Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924)

All'anagrafe Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini, sesto dei nove figli avuti dai coniugi Michele Puccini e Albina Magi.
I Puccini erano maestri di cappella del Duomo di Lucca e fino al 1799 avevano lavorato per la prestigiosa Cappella Palatina della Repubblica di Lucca. Il padre di Giacomo era un’apprezzato professore di composizione. Dopo la morte del padre (1864), il giovane Puccini fu mandato a studiare dallo zio, Fortunato Magi, che lo considerava poco dotato e con scarsa disciplina. Puccini si iscrisse all'Istituto Musicale di Lucca dove il padre era stato docente. Sotto la guida del professor Carlo Angeloni, già allievo di Michele Puccini, raggiunse ottimi risultati manifestando un talento non comune.
Nel 1876 decise di dedicarsi al teatro musicale dopo aver assistito a una rappresentazione di Aida di Verdi a Pisa. Di questo periodo sono le prime composizioni conosciute, tra cui spiccano la cantata “I figli d'Italia bella” e un mottetto “Mottetto per San Paolino”, entrambi del 1877.
Nel 1880, al conseguimento del diploma, scrisse una bellissima Messa “Messa a quattro voci con orchestra” del 1880, che fu eseguita nella Chiesa di S. Paolino a Lucca. Puccini ottenne una borsa di studio pari a cento lire al mese, per un anno che gli consentì di perfezionarsi presso il Conservatorio di Milano fino al 1883. Allora Milano era il massimo centro per il teatro operistico e non si poteva aver successo nell'opera se non transitando per Milano. In questi anni divise una camera con l'amico Mascagni. Tra i suoi insegnanti spiccano i nomi di Amilcare Ponchielli e Antonio Bazzini.
Nel 1883 partecipò al concorso per opere in un atto promosso dall'editore Sonzogno. Le Villi, su libretto di Ferdinando Fontana, non vinse il concorso, ma nel 1884 fu rappresentata al Teatro dal Verme di Milano col patrocinio di Giulio Ricordi. L’editore gli commissionò una nuova opera per Teatro alla Scala, ma Edgar (1889), la cui stesura durò circa quattro anni, raccolse uno scarso successo. Negli anni successivi l’opera subì vari rimaneggiamenti ma non entrò mai nel repertorio del Compositore.
Nel 1884, Puccini iniziò la convivenza con Elvira Bonturi, già sposata con Narciso Gemignani. La nuova famiglia (Elvira portò con sé la figlia Fosca) visse a Monza tra il 1886 e il 1887 dove vide la luce il figlio (l’unico) del compositore, Antonio soprannominato Tonio. Una lapide ricorda ancora oggi l'illustre inquilino. La terza opera, Manon Lescaut , ebbe un successo straordinario. Questa fu l'inizio di una feconda collaborazione con i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Illica e Giacosa scriveranno i libretti delle successive tre opere, le più popolari e rappresentate di tutto il repertorio pucciniano. La prima, La bohème, è probabilmente la sua opera più famosa. La successiva fu Tosca. Il primo atto fu scritto, nel 1898, nella seicentesca Villa Mansi di Monsagrati, in Val Freddana, nelle le fresche notti estive che contraddistinguono quella località. Madama Butterfly debuttò al Teatro alla Scala di Milano nel febbraio 1904 e fu un fiasco completo, presumibilmente organizzato dai suoi detrattori. Dopo un’accurata revisione, l'opera fu presentata al Teatro Grande di Brescia, dove raccolse un trionfale successo, destinato a durare nel tempo.
Nel 1903 Puccini rimase gravemente ferito in incidente automobilistico e fu costretto a una lunga e dolorosa convalescenza.
Nel 1906 la morte di Giacosa concluse la collaborazione a tre che aveva dato vita ai precedenti capolavori. I tentativi di cooperazione con il solo Illica ebbero esito negativo. Nel 1909 una tragedia e uno scandalo colpirono il musicista: la sua domestica, Doria Manfredi, si tolse la vita perseguitata dalla gelosia ossessiva di Elvira Bonturi. Questo fatto compromise i rapporti con la moglie ed ebbe pesanti strascichi giudiziari.
Nel 1912 morì Giulio Ricordi, l'editore al quale Puccini era profondamente legato e che considerava come un padre. La passione per l'esotismo fece nascere nel 1910 La fanciulla del West e nel 1917 La rondine. Alla fine dell'Ottocento Puccini tentò, in più occasioni, di collaborare con Gabriele d'Annunzio, ma il divario spirituale tra i due artisti si rivelò troppo profonda. La sua continua ricerca di soluzioni originali, trovarono concretizzazione nel “Trittico”, Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi, tre opere in atto unico messe in scena per la prima volta nel 1918 a New York. Ideate per essere rappresentate in sequenza, oggi sono, per lo più, messe in scena abbinate a opere di altri compositori.
Nel 1919 Puccini lasciò Torre del Lago e prese la residenza nel comune di Orbetello, in Toscana, dove comperò una vecchia torre di avvistamento spagnola, oggi chiamata “Torre Puccini”. Successivamente si trasferì a Viareggio. Qui il compositore cominciò a comporre la sua ultima opera: Turandot, che non terminò mai. Turandot è la sua prima opera fantastica, e, come annotato in partitura, si svolge «al tempo delle favole».
Puccini si spense a Bruxelles nel 1924 all’età di 65 anni, a seguito di un infarto, pochi giorni dopo un intervento chirurgico compiuto per asportare un cancro alla gola.
Le ultime due scene di Turandot, solamente abbozzate, vennero terminate da Franco Alfano con la collaborazione di Arturo Toscanini. La sera della prima Toscanini sospese l'esecuzione sull'ultima nota scritta da Puccini, esattamente dopo il corteo funebre che segue la morte di Liù, rivolgendosi al pubblico con queste parole: «Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto.» La sera seguente, l'opera fu rappresentata, sempre sotto la direzione di Toscanini, includendo anche il finale di Alfano. Nel 2001 Luciano Berio scrisse un nuovo finale, basandosi sullo stesso libretto e sui medesimi abbozzi. La tomba del maestro si trova nella cappella della villa di Torre del Lago.