Donizetti Domenico Gaetano Maria
(Bergamo, 29 novembre 1797 – Bergamo, 8 aprile 1848)

Nato da un’umile famiglia, nel 1806 fu ammesso alle «lezioni caritatevoli di musica» dirette da S. Mayr. Questi curò personalmente la sua istruzione in clavicembalo e composizione fino al 1815, inviandolo poi al liceo musicale di Bologna a perfezionarsi in contrappunto col dottissimo padre Stanislao Mattei. Donizetti ebbe dunque una preparazione professionale organica, seria e di buon livello dottrinale improntata ai modelli del classicismo viennese. Il maestro Mayr, con la collaborazione di Bartolomeo Merelli, gli procurò la prima scrittura per un'opera al teatro San Luca di Venezia: andrà in scena l'Enrico di Borgogna il 19 novembre 1818.
Significativa la presenza di sinfonie, cantate, quartetti, quintetti. Le strutture melodrammatiche di quei primi esperimenti traggono origine da Mozart e Gluck (Il Pigmalione, Olimpiade, L’ira d’ Achille 1816/17). Un avvicinamento a Rossini è visibile nell’opera semiseria La Zingara e nella farsa La lettera anonima, presentate a Napoli nel 1822.
Dopo un modesto debutto alla Scala con l’opera semiseria Chiara e Serafina (1822), doti più personali cominciarono a trasparire nelle opere composte, per Napoli, fra cui Emilia di Liverpool (1824), Gabriella di Vergy (1826), L’esule a Roma (1828). Nelle fosche tinte di Anna Bolena, scritta in soli trenta giorni per il teatro Carcano di Milano, (1830 libretto di F. Romani) l’istintiva vocalità donizettiana giunge a sbloccare gli schemi lirici consueti con l’adesione al ritmo del romanzo d’appendice. Con quest’opera ebbe il primo grande successo internazionale.
Dopo l'insuccesso dell'Ugo, conte di Parigi (1832), la collaborazione con Romani dette altri buoni frutti con Fausta (Napoli 1832), Parisina (Firenze 1833), Lucrezia Borgia (Milano 1833, per la quale Donizetti utilizzò una nuova disposizione dell'orchestra: quella a cui si ricorre ancor oggi, con gli archi disposti a semicerchio davanti al podio) e soprattutto con l’Elisir d’Amore (Milano 1832), dove si dispiega la miglior vena giocosa di Donizetti, fatta di fresca invenzione e di spunti popolari.
Sempre nel 1832 morì Bellini, e Donizetti scrisse per lui una Messa di Requiem. Negli anni successivi con, Maria Stuarda (1834), su invito di Rossini scrisse un'opera per il Théâtre des Italiens di Parigi, acque così il Marin Faliero (1835) che andò in scena il 12 marzo 1835, senza successo. Con Lucia di Lammermoor (libretto di S. Cammarano 1835, stesa in trentasei giorni), si impone una ricca e raffinata stratificazione di voci e di timbri strumentali e prende vita uno stile personale dove il canto, semplicissimo, divaga in frammenti, giocando fra ariosi, recitativi e improvvisi episodi melodici. capolavoro del Donizetti non fa eccezione: anch'esso fu scritto in tempi ristrettissimi (trentasei giorni). L'anno successivo scrisse il Belisario che fu applaudito al Teatro La Fenice di Venezia. Quest’anno fu funesto per il compositore, vennero a mancare il padre, la madre e la seconda figlia. Due anni dopo mancheranno anche la terza figlia e la moglie, che morta di colera il 30 luglio 1837. Furono momenti terribili («Senza padre, senza madre, senza moglie, senza figli... per chi lavoro dunque ? ... Tutto, tutto ho perduto»), ma il Donizetti non smise mai di lavorare, componendo in questi anni sia opere buffe sia drammi romantici, come il Roberto Devereux e la Maria de Rudenz.
Donizetti si decise a lasciare Napoli e nell'ottobre del 1838 si trasferì a Parigi. In quegli anni le sue opere furono rappresentate ovunque, sia in traduzione sia in lingua originale. L'anno seguente scrisse La favorita. Ricevette anche l'importante nomina a cavaliere dell'ordine di san Silvestro da papa Gregorio XVI. Ma fu l'invito del Rossini a dirigere l'esecuzione dello Stabat Mater a Bologna l'avvenimento più significativo. Quindi, grazie a una raccomandazione per Metternich scritta da Rossini stesso, Donizetti andò a Vienna, dove il 19 maggio presentò la Linda di Chamounix.
Si era ormai giunti al 1843, anno di composizione del Don Pasquale. Donizetti si occupò anche della rappresentazione francese della Linda di Chamounix e terminò la Maria di Rohan: furono gli ultimi momenti di grande fervore creativo, poi la malattia ebbe il sopravvento. La pazzia, provocata dalla sifilide, lo fece rinchiudere nel manicomio d'Ivry-sur-Seine, da cui uscì solo qualche mese prima della morte. La sua tomba si trova nella Basilica di Santa Maria Maggiore (Bergamo).