Boito Arrigo
(Padova 24 febbraio 1842 – Milano 10 giugno 1918)

Compiuti gli studi al conservatorio di Milano, nel 1861 si recò a Parigi con una borsa di studio. Dopo aver viaggiato in altri paesi europei si stabilì a Milano, dove collaborò come critico musicale a diversi giornali e si inserì nel movimento letterario della scapigliatura, di cui fu uno dei membri più eminenti, mettendosi in luce con alcuni lavori letterali.
Nel 1868 andò in scena alla Scala di Milano il Mefistofele, al sua prima opera musicale di notevole impegno; Boito aveva scritto il libretto ispirandosi al Faust di Goethe. Dopo il clamoroso insuccesso dell’opera (dopo due sole rappresentazioni, a causa di disordini verificatisi in teatro, si decise di interrompere le esecuzioni), Boito si dedicò a un lungo lavoro di rielaborazione; una nuova versione del Mefistofele ottenne grande successo a Bologna nel 1875. L’opera subì altri ritocchi, fino ad arrivare alla forma definitiva nel 1881.
Non meno complessa e tormentata fu la creazione del Nerone. L’opera, rimasta incompiuta per la parte musicale, fu completata da Antonio Smareglia e Vincenzo Tommasini ed eseguita postuma nel 1924.
Oltre ai libretti delle proprie opere, Boito ne scrisse per Franco Faccio, Alfredo Catalani, Amilcare Ponchielli ecc. Nel 1881 iniziò la sua collaborazione con Giuseppe Verdi con la rielaborazione del Simon Boccanegra a cui seguirono Otello e Falstaff. Il contributo di Boito alle composizioni dell’ultimo Verdi fu di grande rilievo: nel nuovo librettista Verdi trovò un collaboratore capace di soddisfare le sue ultime e più complesse esigenze drammatiche e si può affermare che proprio nell’ultimo Verdi si realizzarono pienamente quella fusione tra musica e dramma e quel superamento delle forme chiuse tradizionali che Boito aveva perseguito nelle proprie opere con esiti tanto meno persuasivi.


Nel 1890 fu direttore onorario del Conservatorio di Parma che oggi porta il suo nome.
Nel 1893 gli fu conferita una laurea honoris causa in musica dall'Università di Cambridge.
Nel 1912 fu nominato senatore del Regno d'Italia.