Beethoven ludwig Van
(Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827)

Degli avi di Beethoven, contadini delle Fiandre, giungono notizie sin dal XVI secolo. Suo nonno, da cui Beethoven prese il nome, fu, probabilmente, il primo musicista della famiglia. Si trasferì a Bonn nel 1731 diventando musicista presso la cappella palatina, della quale divenne in seguito direttore. Dall’unione con Maria Josepha Pall, avvenuta nel 1733, nacque Johan (padre di L.v.B.), il 4 novembre 1740. Musicista e tenore presso la cappella palatina, fu un uomo brutale, psicologicamente disturbato e dedito all’alcool. Cerco, in vano, di lanciarlo come bambino prodigio, simile a Mozart.
Il medico Franz Gerhard Wegeler, suo amico d’infanzia, gli permise di entrare in casa della famiglia von Breuning come insegnante di pianoforte.
Ludwig diventò allievo del musicista e organista di corte Christian Gottlob Neefe e compose, tra il 1782 e il 1783, le sue prime opere per pianoforte. Venne trattato come un membro della famiglia e questo gli permise, frequentando l’ambiente fine e cordiale, di ampliare le sue prospettive, non solo su mondo musicale, ma anche su quello letterario e filosofico.
Nel 1784 venne nominato organista al servizio del nuovo Principe elettore, l'arcivescovo Maximilian Franz. Questi, attraverso nuove idee e metodi di governo razionali, trasformo radicalmente l’atmosfera della città, fondando, fra l’altro, un’Università dove, nel 1789, Beethoven si iscrisse.
Nell'aprile 1787 il giovane compositore venne notato dal conte Ferdinand von Waldstein [1] che lo portò a Vienna per perfezionarsi sotto la guida di qualche illustre maestro e dove pare abbia avuto un breve incontro con Mozart.
Nel luglio 1792 Beethoven conobbe Franz Joseph Haydn, il quale, di ritorno da una tournée in Inghilterra, si era stabilito a Bonn, al cui giudizio aveva sottoposto alcune delle sue composizioni, probabilmente quella sulla morte di Giuseppe II [2] o quella sull'arrivo di Leopoldo II [3].
Su invito dello stesso Haydn, Beethoven proseguì gli studi sotto la sua guida. Frattanto, alla morte della madre, giunta nel luglio 1787, Beethoven assunse il compito di capo famiglia a tutela dei fratelli Kaspar e Nikolaus, in vece del padre che, ormai devastato dall’alcoolismo, non poteva più garantire la sussistenza ai familiari.
Nel novembre 1792 Beethoven si trasferì a Vienna lasciando definitivamente Bonn, quando la città fu invasa dalle truppe francesi che costrinsero l’arcivescovo Maximilian Franz a fuggire. A Vienna, capitale della musica occidentale, Beethoven continuò a studiare con Haydn che però pareva piuttosto “distratto” nei suoi confronti. Beethoven quindi si rivolse a diversi altri professori fra cui Johann Schenk , Johann Georg Albrechtsberger e il potentissimo Antonio Salieri. Fu Albrechtsberger a fornirgli preziosi insegnamenti sulla costruzione del contrappunto polifonico. La sua situazione finanziaria, persi i contatti con Bonn, non gli permetteva più di dedicarsi serenamente al suo apprendistato (perse lo stipendio da organista e, dopo la morte del padre, nel 1792, anche la pensione dello stesso).
La sua abilità di pianista lo fece conoscere e apprezzare all'aristocrazia viennese, appassionata di opera lirica. A quel tempo, le possibilità di lavoro per un musicista non erano più limitate all’impiego fisso presso una cappella o alla carriera melodrammatica, c’erano nuove prospettive, aperte dal mecenatismo dei signori “illuminati” che identificavano come proprio compito anche quello di divulgare e favorire la cultura. L’appoggio di questi ambienti era un fondamentale trampolino di lancio per l’attività nelle sale da concerto, che cominciavano a moltiplicarsi, e per i proficui rapporti con le grandi case editrici musicali, allora in pieno sviluppo. Mentre la sua attività di composizione si intensificava, il musicista partecipò almeno sino al 1800 a tenzoni musicali molto frequentate dalla buona società viennese, che lo consacrarono come il primo virtuoso di Vienna. Assistito dalle entrate finanziarie regolarmente versate dai suoi mecenati (il principe Lobkowitz, il principe Lichnowsky, l’arciduca Rodolfo, fratello dell’imperatore), per Beethoven si aprirono le porte di un cammino artistico felice che iniziava a valicare le frontiere dell'Austria. Nello stesso periodo Beethoven iniziò a prendere consapevolezza della sua sordità e sebbene tentasse di contenere il peggioramento con delle cure, la stessa gradualmente divenne totale prima del 1820. La consapevolezza della sventura portò il musicista a terribili crisi di sconforto, di cui ci è giunta la testimonianza nel cosiddetto “testamento di Heiligenstadt”. Beethoven si fece l‘infelice reputazione di misantropo, della quale si dolse chiudendosi in rassegnato silenzio fino al termine della sua vita.
Beethoven fu tra i primi musicisti che visse il dramma del distacco fra l’artista e la società. Il modello di cultura offerto dall’aristocrazia non era più sufficiente a incarnare gli ideali dei nuovi tempi, tanto meno lo erano i modelli espressi dalla nascente borghesia commerciale, per la quale Beethoven nutriva profondo disprezzo. Gli ideali umanitari tardo-illuministici ai quali si era formato e nei quali credeva erano inesorabilmente smentiti dalla realtà sociale e politica. Da questi continui conflitti senza rimedio nascono tutte le tensioni e i drammi, espliciti e impliciti, della sua biografia e della sua stessa concezione musicale. I contatti con il mondo saranno affidati solo ai cosiddetti “quaderni di conversazione” sui quali gli interlocutori scrivevano per comunicare con lui. Dei 400 quaderni, redatti tra il 1818 e il 1827, solo 137 furono preservati.
Nel periodo compreso tra il 1795 e il 1815, Beethoven scrisse la maggior parte delle sue opere più importanti, 8 delle 9 Sinfonie, 27 delle 32 Sonate per pianoforte, tutte e 10 le Sonate per violino e pianoforte, le Sonate per violoncello e pianoforte, i Trii per violino, violoncello e pianoforte, 11 dei 16 Quartetti per archi, l’ouverture Leonore, scritta pe l’opera Fidelio, 7 Concerti per strumento solista e orchestra, musiche di scena per vari drammi, innumerevoli Lieder per canto e pianoforte, la Messa in do maggiore e l’opera Fidelio.
Gli ultimi eventi della sua vita ruotarono intorno al problema della tutela del nipote Carl (divenuto poi suo erede universale), figlio del fratello omonimo morto nel 1815, che avrebbe voluto strappare alla potestà della madre, da lui ritenuta indegna del ruolo di educatrice. Nel 1826, Beethoven si ammalò di polmonite. Gli ultimi quattro mesi della sua vita furono segnati da un tremendo degrado fisico. Ludwig van Beethoven si spegnerà nel marzo 1827 all'età di 56 anni, fino alla fine fu circondato dai suoi intimi amici. A i suoi funerali, che si tennero il 29 marzo, vi fu una processione di almeno ventimila persone. Fu sepolto nel cimitero di Wahrin a Vienna.
Riesumato nel 1863, il corpo di Beethoven venne studiato e nuovamente sepolto. Dal 1888, i suoi resti riposano al Zentralfriedhof, il cimitero centrale di Vienna.


[1] Ferdinand Ernst Gabriel von Waldstein: Fu membro della famiglia Waldstein e uno dei primi mecenati di Ludwig van Beethoven. Tra i ruoli politici e militari ricoperti ci furono quelli di consigliere di Bonn, tenente generale dell'esercito britannico e comandante dell'Ordine teutonico.
[2] Trauerkantate auf den Tod Kaiser Josephs II. per soprano, contralto, tenore, basso, coro e orchestra, marzo 1790.
[3] Kantate auf die Erhebung Leopolds II. zur Kaiserwürde per soprano, contralto, tenore, basso, coro e orchestra, ottobre 1790.